Avevo già citato questo libro in un post, perché come ben descrive Michela Murgia sulla copertina: “per molte di noi vedersi in questo libro sarà una rivelazione, per altre un dolore, per tutte un’opportunità preziosa”. Bastava chiedere! Dieci storie di femminismo quotidiano è un libro della blogger, fumettista e ingegnera informatica francese Emma, pubblicato da Laterza nella collana I Robinson, che vignetta dopo vignetta, dispiega una situazione reiterata milioni di volte nella vita di noi donne.
Quante volte infatti ci siamo sentite ripetere dal nostro fianzato/compagno/marito la frase-tiritera del “Bastava chiedere”? Ecco Emma questo lo racconta benissimo.

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Con questa sorta di bonus o di giustificazione (te l’avevo detto/sapevi che bastava chiedere) l’uomo è portatore di quello che viene definito un “carico mentale” nettamente inferiore mentre le donne questo “fardello” lo portano anche sul lavoro.

Nella stragrande maggioranza dei casi (esistono esempi del tutto opposti certo) siamo noi occuparci della lavatrice da fare, della spesa, delle bollette, dei vaccini, delle pagelle, dei colloqui con i professori, delle chat mamme (!!!!) di classe, delle feste di compleanno, del costume di carnevale, delle ripetizioni, delle faccende domestiche (e se c’è un aiuto della signora delle pulizie di accordarsi con lei), delle vacanze da organizzare. Tanto per citare qualcosa.

Io ho un marito “illuminato” eppure mi rendo conto che molti dei compiti sopra citati spettano a me con anche tutte le giustificazioni del caso (lui è spesso in trasferta ecc). Però è così. Punto.

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Questo “fardello” o “carico mentaleotremmo anche definirlo un “carico mentale domestico“, e anche così è stato codificato, introdotto nel 1984 grazie all’articolo La Gestion ordinaire de la vie en deux (“La gestione ordinaria della vita a due”), della sociologa francese Monique Haicault. In questo articolo, la sociologa descrive come una donna in coppia e lavoratrice, senta ricadere su di sé la responsabilità della gestione delle faccende domestiche. Un carico cognitivo importante che le fa vivere una “doppia giornata”. La Haicault sottolinea come questo doppio carico «lavoro + faccende domestiche» sulle spalle della donna non si limiti al solo svolgere una maggiore quantità di faccende domestiche, ma che ciò si ripercuota nell’ambiente lavorativo, dove, oltre alle mansioni legate alla professione, essa mantiene una preoccupazione costante verso l’organizzazione e la gestione del contesto domestico.

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Ben descrive Michela Murgia ne “Il Carico mentale delle donne” su La Repubblica il 21 febbraio, il concetto che è alla base del testo di Emma e che sposo in toto :”Affrontare il discorso dello squilibrio di carico mentale è ancora un fronte poco battuto del dibattito mainstream sul dislivello di genere ed è anche uno dei più rischiosi, perché tocca direttamente la struttura dei rapporti personali. Tutti sono d’accordo sul fatto che la differenza salariale tra i sessi sia inaccettabile in un paese civile dove uomini e donne dovrebbero avere gli stessi diritti, ma pochissimi sono disposti ad ammettere che anche a parità di salario quello tra i sessi rimarrebbe un dislivello, perché allo stato attuale della consapevolezza sociale tutte le migliori energie degli uomini sono dedicate al loro lavoro e alle loro passioni, mentre quelle delle donne devono continuamente defluire verso l’organizzazione dell’accudimento degli affetti.”

Chiara Gp invita tutte le donne e tutti gli uomini ad approfondire questa tematica e a non lasciarsi sfuggire questo meraviglioso libro. Regalatevelo per l’8 marzo. Anche se oppresse dobbiamo essere consapevoli. Vi abbraccio tutte/i.