Sono a casa con l’influenza, pare abbia mietuto molte vittime quest’anno e così dopo i primi giorni di delirio da febbre mi sento intontitae indolenzita ma ce lo sto mettendo tutta per tenere il cervello attivo, così leggo, ascolto musica e faccio veri e propri viaggi mentali. Ecco “viaggi mentali” è proprio la tag giusta per descrivere la giornata di oggi. Mi sono messa ad ascoltare con attenzione l’ultimo cd di Francesco De Gregori perchè avevo bisogno di compagnia e la sua voce mi accompagna da una vita come le canzoni di questo cd. Tra le tante mi sono persa nell’incredibile fascino di “Un guanto”, non so se la conoscete ma questa canzone racchiude un picco di poesia ed ermetismo da brivido. L’ho ascoltata e riascoltata tante volte cercando di visualizzare la mirabolante storia narrata perchè è decisamente una delle canzoni più visionarie del cantautore, quasi cinematografica, quasi da cinema d’animazione d’autore, o forse sono io che la visualizzo così per deformazione professionale. Così mi sono chiesta se altri avevano viaggiato su quelle note ed ho iniziato a googlare per imbattermi in questa intervista fatta a De Gregori dove il cantautore racconta che: “Un guanto per esempio non e’ altro che il racconto di una serie di dieci tavole del pittore e incisore tedesco Max Klinger di fine 800, molto infuenzato dalla psicanalisi, che mi avevano colpito (il guanto che trionfa sulla spiaggia, l’ individuo che ha degli incubi e sogna dei guanti enormi). Mi pare che la gente condivida la mia curiosita’ per una canzone strana come sono strani i sogni”.

Wow mi si è aperto un mondo! Ciò che avevo visualizzato era stato visualizzato prima della trasformazione in musica e poesia da un artista nell’800!

 

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La mia curiosità a questo punto era famelica e mi sono spinta in una ricerca che mi ha fatto imbattere in questo prezioso saggio di Emanuele Bardazzi che percorre con precisione l’incredibile storia visualizzata dall’artista e trasposta prima  nel 1878 come ciclo di disegni a penna che due anni dopo l’artista decise di incidere ad acquaforte e acquatinta per dar loro una maggiore diffusione. La prima edizione a stampa del ciclo vide la luce a Berlino nel 1881. E così ho passato un’ora a vedere le immagini di Max Klinger sovrapponendole alla calda voce di De Gregori e sostituendole o fondendole con le mie immagini mentali che, devo dire avevano un sapore più anni 50 Svezia o Finlandia con un tratto grafico molto simile a quello degli umani proposti nel capolavoro Disney de “Gli Aristogatti” (non chiedetemi perchè). Possiamo parlare di ispirazione? Forse. A mio parere il lavoro svolto in questo caso da Francesco De Gregori è stata una vera e propria trasposizione transmediale, una riscrittura con la giusta grammatica del media previsto (la canzone) di una visione (l’acquaforte) che racchiudeva in sé un messaggio già in partenza psicoanalitico. E io da fruitore attivo mi sono interrogata su questo mondo estendendolo ulteriormente e dilatandone i confini inglobando il mio immaginario e i miei sensi.

Una bella lezione di storytelling e di fruizione. Non mi resta che consigliarvi l’ascolto, magari ad occhi chiusi, poi però riascoltate la canzone guardando questo video che propone proprio le immagini di Klinger. Buon viaggio….